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Sede Confcommercio, why not?

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Nel corso di un recente talk show di una emittente televisiva reggiana come pure in una intervista resa il 29 aprile u.s. ad un quotidiano (“Il Comune a differenza di Confcommercio non ha portato fuori dal centro la propria sede ecc.”), abbiamo sentito e letto singolari dichiarazioni da parte di alcuni degli esponenti di punta della Amministrazione Comunale su una presunta sorta di “abbandono”, causa sede, della città storica cittadina da parte di Confcommercio.

Vengono così riesumati, ancora una volta, a trenta mesi dal trasferimento degli uffici di Confcommercio dalla storica sede di via Roma alla nuova di via Giglioli Valle, sterili e populistici argomenti per cercare di screditare la nostra immagine, non riuscendosi invece a dare risposte concrete a una serie di domande problematiche poste dalla cittadinanza ai vari soggetti decisori ed influenti, in primis al Comune stesso, sulla pesante situazione in cui versa il c.d. Esagono.

Con l’occasione, ribadiamo, confidando nel “repetita iuvant”, che il trasferimento, rientrante peraltro ovviamente nelle libere scelte di qualsiasi azienda o ente, fu determinato:

  1. dalla scarsa funzionalità e ancor più dal progressivo deterioramento del seicentesco palazzo Cassoli di Via Roma, al punto che addirittura alcune sale erano diventate inagibili per ragioni di sicurezza;
  2. dalla necessità di accorpare razionalmente e produttivisticamente in una unica location uffici dislocati in quattro punti diversi della città;
  3. dai noti e crescenti problemi di accessibilità, tenuto conto che nel solo Capoluogo l’80% dei soci è insediato fuori dall’Esagono;
  4. dal venire a meno progressivamente di una ragionevole convenienza di costi.

La nuova sede ha premiato la nostra scelta, con un incremento di adesioni, malgrado la crisi imperante, di oltre il 10%.

Questa operazione è comunque irrilevante (l’accostamento fra uffici del Comune e della Confcommercio in termini di ruolo e di gravitazione ci sembra molto avventuroso), al di là di un certo significato simbolico, ai fini delle sorti della città storica. D’altronde tutte, salvo una, le associazioni imprenditoriali, e spesso da moltissimo tempo, sono fuoriuscite, senza scandalo alcuno, e anche chi è rimasto ha ben lontano dal centro gli uffici per i servizi ossia quelli che generano notoriamente il maggior afflusso.

In realtà, la perdita di direzionalità dell’Esagono è iniziata da diversi lustri, col trasferimento extramoenia, ad esempio, di INAIL, INPS, Tribunale ecc., con conseguente trascinamento di studi professionali e relativi dipendenti.

E come passare sotto silenzio l’altrettanto importante esodo di migliaia di residenti reggiani che via via hanno optato per location abitative decentrate?

L’argomento “sede”, ciclicamente utilizzato da alcuni Amministratori Comunali verso la nostra Associazione, rea forse di distinguersi per il suo vivace contributo critico, ma anche costruttivo, su queste problematiche, appare quindi quanto mai strumentale e si presterebbe a tante altre considerazioni, talvolta polemiche, ma la situazione è troppo preoccupante per perdersi in simili bagatelle, pur fastidiose. Lavoriamo tutti allora per migliorare davvero la situazione, a cominciare, oneri e onori, dai Signori del Palazzo.

 

AURELIO TREVISI
Presidente Gruppo Giovani Imprenditori
di Confcommercio Reggio Emilia