Home News CONFCOMMERCIO REGGIO EMILIA Psc, Confcommercio: “Se questa è programmazione…”

Psc, Confcommercio: “Se questa è programmazione…”

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Forse ingenuamente, pensavamo che il nostro giudizio sul PSC fosse abbastanza chiaro. Evidentemente ci siamo sbagliati. O, magari, qualcuno si è distratto, dimenticandosi che non da due ma da almeno tre anni andiamo ripetendo che la grande assente del nuovo strumento di pianificazione urbanistica è una politica del commercio degna di questo nome.

Il nostro contributo critico sia in termini dialettici che tecnico-giuridici crediamo di averlo dato nei tempi, nei modi e nei luoghi opportuni. E non è colpa nostra se il PSC è stato adottato nell’ultima seduta consiliare utile prima delle elezioni amministrative. Restiamo convinti che la fretta di chiudere (non eravamo noi ad essere in campagna elettorale) in quel caso sia stata cattiva consigliera. Restiamo anche convinti che la parte commerciale del Piano Strutturale andrebbe completamente riscritta.
Ma non siamo così sprovveduti da ignorare che il momento clou dei processi di pianificazione urbanistica coincide con la fase che precede l’adozione. Dopo, diventa tutto maledettamente più complicato, perché anche i muri sanno che una revisione troppo radicale del PSC comporterebbe la necessità di attivare un nuovo procedimento di adozione e la riapertura dei termini per nuove Osservazioni. Ed è un lusso che la giunta Delrio non si può permettere… anche se le elezioni sono lontane.

Naturalmente è più che legittimo che, sul merito delle strategie generali, ciascuno si sia formato una propria opinione. L’importante è che sia fondata su un’adeguata conoscenza dei documenti e non sui proclami o sulle petizioni di principio. Prendiamo il caso della diatriba sul cosiddetto “sviluppo sostenibile”. Le pesanti “ipoteche” poste su almeno cinque (escludiamo pure le ex Reggiane) aree di espansione commerciale (Baragalla, Parco Ottavi, via Luxemburg, Area Nord, via Samoggia) a noi sembrano altrettanti vulnus non solo ad un equilibrato sviluppo del terziario di mercato, ma anche al territorio tout court. Stiamo parlando, in termini di sola superficie di vendita, di qualcosa come 70/80.000mq, che andrebbero ad insediarsi su terreni ancora “vergini”.

Ne vogliamo parlare?

Meglio di no, giusto? E’ meglio trastullarsi con l’idea di aver svolto un bel compitino, salvo poi correre in soccorso dei quartieri ormai privi di negozi di prossimità, non trovando altro da offrire che 5 o 6 posteggi da affidare in concessione a qualche volenteroso ambulante.

Se questa è programmazione…