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Coop Baragalla: un monolite in barba alle regole

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Quando a Reggio si parla di urbanistica commerciale e di grandi strutture di vendita, si può stare certi che i pastrocchi sono dietro l’angolo. Cambiano le giunte, cambiano gli assessori, cambiano sistemi e regole di programmazione territoriale, ma non cambia l’insostenibile/insopportabile leggerezza con la quale i nostri amministratori arbitrano certe partite. Dopo la nauseante vicenda “Petali” - per i deboli di memoria: quella del centro commerciale che sembrava un centro commerciale, ma non era un centro commerciale e che, invece, è diventato un centro commerciale – pensavamo di averle viste davvero tutte. Peccavamo di ottimismo e soprattutto non facevamo i conti con l’inesauribile fantasia di chi guida la nostra Città. L’ultimo pastiche è quello che si sta perfezionando in via Inghilterra, lungo un tracciato notoriamente povero di offerta commerciale (appena 8 medie e grandi strutture alimentari nel raggio di 4 chilometri scarsi), dove si insedierà la Coop Baragalla, un monolite condensato in un’unica struttura da 5300mq più spiccioli e attrezzato per abbattere come birilli (del resto siamo vicini all’ex bowling), a prescindere dalla taglia, tutti i competitors presenti in zona.

Manco a dirlo, il progetto si discosta non solo da quanto prevede il già sufficientemente contorto Piano Territoriale Provinciale, ma persino dalle stesse, pur più volte emendate, previsioni comunali.

Le misure di compensazione per il commercio? La chiusura della Cooppettina di via Vivaldi (290 mq scarsi) ed una dècade per i Piani di Valorizzazione. Non erano questi gli accordi.

Ma evidentemente l’accoppiata Ferrari Maramotti, in vena di sorprese, aveva in serbo un modo originale di far festeggiare al commercio quello che si prospetta come un felicissimo 2013.