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Piazza Vittoria e l'inquietudine di Cadelbosco

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«In questi giorni di roventi polemiche sul nuovo parcheggio interrato di Piazza della Vittoria a Reggio Emilia, alcune persone fanno fatica a comprendere le preoccupazioni degli esercenti sugli eventuali ritardi di tempistica dei lavori» dice Oriano Sacchetti, vicepresidente della Delegazione Confcommercio – Imprese per l’Italia di Castelnovo di Sotto.

«Purtroppo –continua Oriano Sacchetti- a pochi chilometri di distanza e con un contesto commerciale sicuramente più difficile abbiamo un esempio concreto dei rischi di questo tipo: dall'estate del 2009 in quella che era una volta Piazza XXV Aprile a Cadelbosco Sopra vi è un pesantissimo intervento di cosiddetta riqualificazione urbana.»

«Tralasciamo sul gusto estetico-architettonico che a noi non compete –spiega il vicepresidente della Delegazione Confcommercio di zona- ma focalizziamoci sulla tempistica assolutamente disattesa da chi di dovere. A tutt'oggi le cinque attività commerciali presenti sono pesantemente colpite dal fatto di non avere letteralmente visibilità e possibilità di impostare qualsiasi momento di pubblicità o di aggregazione.»

«Da quattro anni ormai –prosegue Luca Rossi, presidente ATI “Le vetrine del Fojonco”- stiamo pazientando e attendendo con trepidazione la risoluzione di tutte quelle problematiche che un cantiere del genere può comportare e nello specifico crisi economica con un forte invenduto, fallimento di ditta sub appaltatrice e relazione a rischio di deterioramento con l’Amministrazione.»

«Spero che questa breve dissertazione –evidenzia il presidente di “Le vetrine del Fojonco”- abbia fatto comprendere in maniera concreta i reali scenari che potrebbero avverarsi anche nel capoluogo. I commercianti non sono dei talebani contrari a ogni proposta innovativa, specie quando si parla di riqualificazioni e opere urbanistiche attrattive.»

«Se però tempi e modalità rischiano di compromettere anni, e ribadisco, anni di lavoro –conclude Luca Rossi- è normale che paure, dubbi e malcontento mettano in discussione anche opere opportune. Spesso ci troviamo a pagare noi i ritardi passati e le comodità future, quando va bene, di tutti.»