Home News News Profughi e feste di partito: occasione per riflettere su regole e privilegi

Profughi e feste di partito: occasione per riflettere su regole e privilegi

E-mail Stampa PDF

«La vicenda dei profughi in servizio alla festa dell’Unità (ops, Festa Reggio) offre l’occasione di riflettere su regole e privilegi» è l’invito di Donatella Prampolini Manzini, presidente di Confcommercio – Imprese per l’Italia Reggio Emilia, che interviene su una questione i cui contorni non sono ancora ben definiti. «Chiaramente non ci riferiamo ai profughi, quando parliamo di privilegi. Bensì ai partiti» continua Donatella Prampolini Manzini: «Non si capisce perché tante e sempre più soffocanti regole, tasse e obblighi burocratici debbano gravare sui cittadini e le imprese, e sempre più privilegi, esenzioni, eccezioni siano consentiti alla politica e ai propri engagé. Che poi sono quegli stessi soggetti che da un lato deliberano libertà, emolumenti, incarichi e privilegi per se stessi, e dall’altro impongono tasse, vincoli e adempimenti al Paese.»

«Le regole, dicevamo. Quelle che riguardano la somministrazione, ad esempio –spiega Donatella Prampolini Manzini- possono avere diverse finalità. La tutela del consumatore, per cominciare. Allora ci chiediamo: se un’impresa che fa ristorazione deve rispettare una lunga serie di adempimenti e standard per l’igiene, la manipolazione degli alimenti, la loro qualità, provenienza e confezionamento, ecc., davvero le feste di partito non sono tenute al rispetto integrale di quegli stessi standard? Se la lente è quella della sicurezza del consumatore, ma per tanti altri aspetti il discorso non cambia, le due posizioni non possono essere diverse: o non devono essere consentite certe eccezioni al ristorante della festa di partito, perché ne va della salute del consumatore, oppure certe regole sono eccessive o inutili e allora vanno tolte anche al ristorante-impresa».

«Anche agli imprenditori, poi, piacerebbe avere dei “volontari”. Fuori dalla provocazione –spiega Donatella Prampolini Manzini- intendo dire che noi non possiamo neppure sognarci di farci dare una mano, ad esempio, dai nostri famigliari. L'anno scorso un pizzaiolo si tolse la vita perché aveva ricevuto una sanzione pesantissima in quanto la moglie lo aveva aiutato ed era stata pizzicata dall'ispettorato del lavoro. Quanto ai requisiti professionali dei volontari se, ad esempio, manipolano degli alimenti, occorre che abbiano svolto un corso di abilitazione».

«Abbiamo parlato anche di benefici –prosegue Donatella Prampolini Manzini-: per esempio quelli fiscali. Perché mai questa politica che chiede a cittadini e imprese sempre più sforzi continua ad arrogarsi il diritto dell’esenzione, della prebenda, del trattamento favorevole? Non si capisce perché il ricavato dell’impresa debba essere tartassato, il reddito del lavoratore falcidiato, e i ricavi della festa di partito… esentati! Li versassero integralmente a soggetti di utilità e interesse generale, quei ricavi: al centro di ricerca o di cura di malattie particolari; all’associazione di volontariato che si dedica a questo o quel problema che riguarda le persone, l’ambiente o quant’altro; ecc. Diversamente, che le feste di partito continuino ad avere tutti questi vantaggi proprio non si giustifica e, francamente, non se ne può più».