Home News News Le attività ricettive esercitate non in forma imprenditoriale non possono essere commercializzate su piattaforme quali AirBnB e Booking

Le attività ricettive esercitate non in forma imprenditoriale non possono essere commercializzate su piattaforme quali AirBnB e Booking

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La Regione Emilia Romagna ha risposto a una nota di Federalberghi-Confcommercio del settembre scorso con la quale si richiedevano dei chiarimenti in merito alla normativa sul B&B fornendo il seguente parere.

La Regione, nella Delibera della Giunta regionale n. 2149 del 2 novembre 2004, ha stabilito al paragrafo INFORMAZIONE PRIVATA E ISTITUZIONALE, che "Si considerano normali attività di informazione, oltre a cartelli, frecce e indicazioni previste dalla deliberazione della giunta regionale 2871/01, anche i siti internet privati purché non siano inseriti in circuiti di prenotazione e commercializzazione con caratteristiche che travalichino una semplice informazione, indicazione di visibilità o delle coordinate quali indirizzo, telefono, fax ed e-mail. Le province e i comuni possono inserire i B&B in pubblicazioni collettive o in siti internet."

Questo paragrafo precisa pertanto che avere un sito internet, purché non inserito in circuiti di promo-commercializzazione, è considerata normale attività informativa e non attività promozionale.

La DGR in esame non consente invece l’inserimento delle tipologie ricettive esercitate in forma non imprenditoriale secondo la disciplina regionale, come i B&B, in circuiti di prenotazione e promo-commercializzazione, nell’ambito dei quali sono da annoverare le piattaforme di prenotazione on line quali, a titolo esemplificativo, AirB&B, Booking, etc.

In base alla vigente normativa regionale possono adire detti circuiti di promocommercializzazione le strutture ricettive extralberghiere esercitate in forma imprenditoriale (affittacamere/room and breakfast).

Corre altresì l’obbligo di evidenziare che la Corte di giustizia europea in tema di imposta sul valore aggiunto (essendo l’IVA un tributo armonizzato la normativa europea assume la caratteristica di normativa prevalente rispetto alle norme nazionali) ha specificato che lo sfruttamento di un bene diviene un’attività economica rilevante ai fini IVA (quindi richiede l’attivazione di un’impresa) quando l’operatore “intraprende iniziative attive di commercializzazione” utilizzando mezzi simili a quelli impiegati per attività d’impresa, arte o professione.

Il principio su cui si è fondata la decisione delle Corte è stato inoltre ripreso dalla Direzione Generale TAXUD (Direzione generale fiscalità e unione doganale della Commissione europea) che specifica, nel WORKING PAPER n. 878 del 22 settembre 2015, che ove lo scambio verso corrispettivo di beni e servizi sia realizzato utilizzando piattaforme informatiche della sharing economy, implichi una certa “continuità” nelle operazioni realizzate, rappresenta un impiego di risorse simili a quello effettuato da imprenditori e professionisti ed ha concluso che l’utilizzo di dette piattaforme informatiche, per la commercializzazione di beni o servizi fa sorgere un obbligo di soggettività passiva IVA in capo a tali soggetti. La nota 13 del Paper, come esempio di piattaforme informatiche di sharing economy che configurano iniziative attive di commercializzazione, fa esplicito riferimento alla piattaforma Airbnb.

Da ciò ne consegue che l’inserimento in circuiti di prenotazione on line tipo airBnB, Booking o similari, si possa altresì configurare come un indicatore di attività imprenditoriale.

Pertanto, ove, in relazione all’esercizio di attività riguardanti tipologie ricettive esercitate in forma non imprenditoriale, si travalichino le limitazioni previste dalla vigente normativa regionale di cui sopra, oltre all’applicazione della sanzione di cui all’art. 39 della L.R. 16/204 e s.m.i., si rischia altresì che l’attività possa essere ritenuta dai preposti organi di vigilanza come attività di impresa.

Per completezza di informazione si segnala infine che l’art. 35-bis della Legge Regionale 30 luglio 2019, n. 13 ha introdotto l’obbligo del Codice Identificativo di Riferimento (CIR) per le strutture ricettive extralberghiere di cui all’articolo 4, comma 8, lettere e) (affittacamere) ed f) (case e appartamenti per vacanze) e le altre tipologie ricettive di cui all’articolo 4, comma 9, lettere a) (appartamenti ammobiliati per uso turistico) e d) (attività saltuaria di alloggio e prima colazione), localizzate nel territorio regionale.

Detto articolo, i cui obblighi diverranno operativi solo in seguito alla pubblicazione della delibera di Giunta che ne stabilirà le modalità operative, prevede altresì che:

  • i titolari delle suddette strutture e tipologie ricettive dovranno indicare il CIR della struttura ricettiva quando, con scritti o stampati o siti web o con qualsiasi altro mezzo, effettuano attività di pubblicità, promozione e commercializzazione delle unità stesse
  • i soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, nonché quelli che gestiscono portali telematici, e che pubblicizzano, promuovono o commercializzano le attività di cui al comma 2, pubblicano il CIR sugli strumenti utilizzati

L’articolo in esame precisa altresì che “per le tipologie ricettive indicate dall’articolo 4, comma 9, lettere a) e d) (ovvero le attività ricettive extralberghiere esercitate in forma non imprenditoriale) le attività di promo-commercializzazione e pubblicità devono essere compatibili con la non imprenditorialità dell’attività, così come specificato negli atti applicativi approvati ai sensi dell’articolo 3, comma 2” (della LR 16/2004), direttive che potranno essere opportunamente aggiornate in concomitanza con l’approvazione della delibera attuativa sul codice identificativo per una più organica disciplina in materia.